Opere del Realismo

La lavandaia (Honoré Daumier)
Autore: Honoré Daumier
Data di realizzazione: 1863 circa
Dimensioni: 49 x 33,5 cm
Dove si trova: Musée d’Orsay, Parigi

La Lavandaia” è un dipinto che Honoré Daumier realizzò per dare voce alle donne del popolo che esercitavano questo pesante lavoro nelle città. L’artista volle denunciare le condizioni del poveri e fustigare i costumi della ricca borghesia. La Lavandaia sale a fatica i gradini che conducono alla Senna. Con il braccio sinistro stringe un fardello di panni che ha appena lavato. Con la destra accompagna nella salita la piccola figlia che ha portato al lavoro. La donna è vestita con abiti semplici che la ricoprono interamente. La bambina indossa un’ampia veste priva di qualsiasi decorazione. Nella mano destra stringe una paletta uno strumento che imparerà ad usare molto presto. In basso si intravede scorrere l’acqua della Senna e sullo sfondo la veduta è chiusa dai bastioni e dalle abitazioni dei parigini.

Le spigolatrici (Jean Francois Millet)
Autore: Jean Francois Millet
Anno di produzione: 1857 Dimensioni: 83,5×111 cm Dove si trova: Parigi, Musée d’Orsay

Le spigolatrici” di Jean-François Millet. Molti dei quadri di Millet sono caratterizzati da un approfondito studio della figura umana e della sua relazione con il lavoro in campagna. È proprio l’agricoltura ed il lavoro nei campi che permette di comprendere al meglio questa relazione che scorre tra la terra e l’uomo. Millet non vuole dare centralità alla condizione di povertà delle protagoniste, ma al contrario, dona alle tre donne un’aura di grandezza ed eroismo, al limite del sacro. Voleva conferire un senso di grandezza e di importanza al lavoro umile nel quale sono impegnate. Le donne impegnate nella spigolatura, sono circondate da un ambiente quasi deserto e che sembra privo di speranza. Al contrario, se guardi in lontananza, puoi scorgere dei grandi covoni rigogliosi e carri da trasporto stracarichi e pronti per partire. Le donne di Millet sono estremamente reali ed i particolari mostrano la sua grande attenzione per i dettagli. Le mani delle protagoniste: sono arrossate e deformate per il duro lavoro, sono le mani di chi ha lavorato per anni nella terra, che non hanno nulla a che fare con le mani perfette delle donne nobili. Questo, però, lavoro ottenne un sacco di critiche. Si temeva che proprio gli appartenenti ai ceti più poveri potessero sentirsi ispirati da quest’opera e ribellarsi per le loro condizioni di vita insostenibili.

Funerale a Ornans (Gustave Courbet)
Autore: Gustave Courbet
Data di realizzazione: 1849-1850 Dimensioni: 315 x 668 cm
Dove si trova: Musée d’Orsay, Parigi

Funerale a Ornans” di Gustave Courbet. Il funerale è ambientato nella sua città natale. Il paesaggio è identico a come è nella realtà. Ci sono le scogliere rocciose che puoi vedere ai bordi del fiume Loue, (è un affluente del Doubs) che attraversa la città di Ornans. Attorno alla folla non ci sono edifici (solo in alto a sinistra c’è qualche piccola abitazione) ma soltanto montagne. Tempo prima c’è stata la Rivoluzione Francese e successivamente anche altri conflitti: i morti sono stati migliaia e migliaia ed i posti nei cimiteri non bastano più. È necessario trovare una soluzione per i nuovi defunti. Costruire altri cimiteri è troppo costoso e così si decide di cominciare a seppellire le vittime attorno alla chiesa del villaggio. La popolazione di Ornans, però, non è stata molto felice di questa decisione ed i lamenti si sono protratti per anni ed anni. In effetti, se stiamo parlando di un cimitero, dovrebbero esserci anche delle altre fosse, ma a quanto pare non è così. Labuca è stata scavata nel nulla. Courbet dipinge l’esatto istante in cui il corteo funebre arriva nei pressi della fossa dove verrà calata la bara. I personaggi sono davvero tanti e nonostante le grandi dimensioni della tela, Courbet ha deciso l’esatta posizione di ciascuno, in modo tale da farli sembrare tutti accalcati. Sono disposti in due file diverse, Courbet li ha fatti posare uno alla volta, all’interno del suo studio. La folla è divisa in modo preciso. A sinistra ci sono soltanto gli uomini, mentre a destra le donne. Gli uomini si distinguono grazie ai loro abiti neri ed i cappelli a cilindro, che in quegli anni erano molto popolari. Le donne, invece, indossano dei copricapi bianchi e dei cappucci dello stesso colore. Dalle espressioni dei partecipanti si vede subito che le donne sono coinvolte maggiormente in questo evento. Alcune di loro piangono ed hanno un fazzoletto bianco con cui asciugano le proprie lacrime. A sinistra, in primo piano, è raffigurato il prete, sta indossando un abito scuro per questo rito funebre e sta leggendo alcune frasi tratte dal suo breviario. Si tratta di un libretto che hanno tutti i sacerdoti e che contiene tutte le preghiere che recitano quotidianamente. Alla destra del prete puoi vedere un uomo che sta con un ginocchio a terra: si tratta del becchino. Di quest’uomo sappiamo un sacco di cose, soprattutto grazie alle informazioni che ci sono giunte dagli archivi comunali e dagli atti notarili redatti in quell’anno. Si chiama Antonine Joseph Cassard. È pronto a porre la bara nella fossa che sta al centro del quadro, mentre sta aspettando seduto in ginocchio, mette la giacca ed il suo berretto a terra. C’è un motivo ben preciso per cui “va” in due direzioni diverse: il suo sguardo è rivolto a sinistra verso il sacerdote, gli impiegati della chiesa ed i portatori della bara. Questi simboleggiano il mondo spirituale dopo la morte. Il corpo è rivolto a destra verso il pozzo, simboleggiando l’aspetto più terreno e reale della morte, ovvero la sepoltura. Alcuni personaggi stanno trasportando la bara. Indossano dei completi neri, dei cappelli grandi arrotondati e dei guanti bianchi e sono impegnati a reggere la bara coperta da un velo bianco. Nessuno di loro sta guardando la bara. L’uomo che sta sull’estrema sinistra della tela è del nonno di Courbet, morto un anno prima che Courbet completasse questa tela. Probabilmente il pittore ha voluto ricordarlo includendolo in questo suo grande lavoro. A destra di quelli che stanno portando la bara, ci sono cinque sacrestani vestiti di bianco. Uno di loro sta reggendo l’alta asta con la croce che spicca nella parte superiore della tela. Nel dipinto ci sono anche due bambini, sono dei chierichetti. Il primo sta guardando uno dei portatori della bara perché con la candela che regge tra le mani, ha appena urtato il suo cappello rotondo. L’altro sta portando un vaso di acqua santa e sta in primo piano. Ci sono due sacrestani vestiti di rosso che avevano il compito di verificare che la cerimonia si svolgesse tutto regolarmente. Sembra che siano molto più ricchi ed agiati rispetto agli altri protagonisti, ma non farti ingannare: non è del tutto vero. I due uomini oglio che stanno a sinistra del cane in primo piano, ovvero quelli che indossano delle calze colorate vicino alla fossa. Si trovano proprio di fronte al sacerdote, dando la sensazione che si stiano confrontando. Questi due uomini rappresentano la Repubblica che “sfida” la Chiesa. Nel gruppo di donne che sta sul lato destro dell’opera, in testa ci sono quattro donne in particolare: la mamma di Courbet e tre delle sue sorelle. La bambina che sta in fondo a destra è una sua piccola cugina. Utilizza soprattutto delle gradazioni di grigio e c’è soltanto una piccola variante di blu (senza contare il rosso dei sagrestani). Tutti i personaggi sono disposti in un ordine ben preciso. La zona centrale dell’opera è delimitata dalle scogliere alle spalle dei protagonisti e dai loro piedi. Il crocifisso che reggono gli uomini di chiesa sembra quasi che si stagli in cielo, spazzando via tutte le nubi e così lascia penetrare la luce. Osserviamo la bara, se tendiamo una linea prolungata, questa forma una diagonale che cade proprio sui piedi del rivoluzionario, simboleggiando che la bara arriverà presto nella fossa. Se prolunghiamo i bracci della croce la sezione verticale cade direttamente sull’acqua santa che il bambino tiene tra le mani, mentre quella orizzontale fende il cielo e ricade sulla testa di alcune tra le donne. Il significato cristiano è onnipresente in questo lavoro. Il funerale, secondo alcuni critici, ritengono che sia di Clarisse, la sorella di Courbet. Per altri non si tratterebbe del suo vero funerale, ma forse è un evento simbolico. C’è chi pensa che possa essere la “sepoltura” della Seconda Repubblica francese nel 1852, mentre per altri potrebbe simboleggiare l’imminente morte della corrente artistica del romanticismo.